16 Dicembre 2018

Chi siamo
Conceria Mangusta
Il continuo dinamismo e la continua ricerca di nuovi materiali e finiture ha permesso all’ azienda di poter offrire alla clientela nuovi prodotti sempre più pregiati, attuali e in linea con le tendenze del momento ottenendo cosi collaborazioni con numerose aziende leader della moda mondiale.

I nostri pellami vengono prodotto interamente in Italia presso la nostra conceria di Santa Croce sull’Arno (PI), proponendosi sul mercato con una rete vendita radicata e con la presenza nelle più importanti fiere del settore.

I prodotti principalmente trattati dalla nostra azienda sono ½ vitelli (cromo e semicromo), vitelli interi (cromo e semicromo) e 1/2 gropponi al cromo per la produzione di cinture.

Tutti i nostri pellami sono conciati e finiti in conformità con le recenti normative ed abbiamo a disposizione un mini lab interno per i test primari.

Passione Pelle
Alla fine degli anni Novanta, l’ingresso dei figli Andrea e Luca ha segnato l’ennesima svolta, per un’azienda che oggi rappresenta un’eccezione in un ricambio generazionale che nel distretto sembra scarseggiare.

Oltre a Elio, con i figli Andrea e Luca ormai al timone di comando, la Conceria Mangusta ha al suo attivo una squadra composta da sette dipendenti:
«Un team di ragazzi – lo definisce Luca – che abbiamo scelto e selezionato nel corso degli anni».

Attiva sul mercato, costantemente presente alle più importanti fiere del settore, la Tecnologie Mangusta Pellami srl si caratterizza oggi per la produzione di mezzi vitelli per calzatura e pelletteria e mezzi gropponi per cinture, che rappresentano il punto di eccellenza dell’azienda,
«con prodotti particolari e innovativi – spiega Luca – che ormai sono un po’ il nostro biglietto da visita».
Quanto è cambiato il settore rispetto agli anni del grande boom?
È un altro mondo. La conceria è cambiata completamente, soprattutto a partire dagli anni ’90.

Un tempo erano sufficienti 3-4 articoli a stagione, adesso è necessaria un’articolistica molto più ampia e che si arricchisca costantemente, con campioni di tantissimi colori e con la necessità di dedicarsi tutto l’anno alla ricerca di nuovi prodotti.

E anche questo talvolta non basta: se non hai una rete commerciale valida non ce la fai a spiccare nel settore. Negli ultimi anni, non a caso, l’importanza delle fiere è cresciuta tantissimo.


Come mai il ricambio generazionale scarseggia?
Semplicemente perché questo non è un lavoro che si impara alla scrivania, e i ragazzi non hanno più interesse a dedicarsi ad esso. Non è vero che a Santa Croce manca il lavoro, manca piuttosto la voglia di imparare un mestiere che necessariamente richiede tempo, fatica, impegno, e anche una certa capacità di sapersi assumere delle responsabilità.


Alla Mangusta, però, rappresentate un´eccezione.
Bisogna dire che io e mio fratello in conceria ci siamo praticamente cresciuti. Anche se all’inizio, l’ingresso in azienda non è stato semplice, sono convinto, che se un lavoro ti piace alla fine riesci a raggiungere degli obbiettivi importanti


E Cos´ha di speciale questo mestiere?
È un lavoro che ti offre l’opportunità di stare ogni giorno a contatto col settore della moda, che ti fa viaggiare per tutto il mondo, ma soprattutto che da libero sfogo alla propria creatività, creando un prodotto tuo, frutto della passione e dell’impegno. A me questo lavoro affascina , perché non è mai noioso, mai ripetitivo, e non capisco come un ragazzo giovane possa non prenderlo a cuore. È un’attività artigianale, che richiede estro e fantasia. E la creatività, non lo dimentichiamo, è l’unica cosa che ci salva.


L´unica strada è quella di investire sulla qualità. Ma nel concreto cosa significa?
Personalmente credo che dovremmo toglierci dalla testa l’idea di essere degli industriali, perché siamo prima di tutto artigiani e dobbiamo investire sulla nostra creatività. Santa Croce non può (e non deve) diventare come Arzignano; la nostra forza sta in un tessuto produttivo fatto di tante piccole aziende. È questa, del resto, la dimensione che ci ha permesso di portare il nome di Santa Croce nel mondo. Qualche anno fa, entrai in un calzaturificio cinese e mi chiesero da dove venivo: gli dissi Toscana e non capivano, nominai Santa Croce sull’Arno e sembrava che arrivassi da Hollywood. Ancora, però, non siamo riusciti a valorizzare abbastanza il nostro nome nel mondo.


Il distretto ha vissuto e sta vivendo una fase complicata. Cosa è mancato? Quali sono i difetti?
È mancata la coesione. Dopo anni di crescita ci siamo illusi di poter andare avanti come avevamo sempre fatto, senza rendersi conto che l’eccessiva concorrenza, la continua lotta al ribasso di prezzo fa soltanto l’interesse del committente, creando un danno a tutto il distretto. In pratica, non abbiamo saputo collaborare. Conciatori e terzisti devono prendersi per mano, perché è proprio in questa dimensione che sta la nostra carta vincente. Una maggiore collaborazione avrebbe permesso anche di affrontare meglio le questioni ambientali e sindacali, che oggi pesano nel bilancio delle aziende in modo forse eccessivo, con costi fissi che non consentono margini d’investimento.


La crisi ha avuto ripercussioni sulla vostra azienda?
Solo nei primi mesi del 2009 abbiamo avuto un po’ di difficoltà, dopo di che il lavoro non è mai mancato. Chi ha mantenuto la propria identità di conceria, investendo e creando prodotti sempre nuovi, non è mai stato intaccato gravemente dalla crisi ed è riuscito a superare questo particolare momento, grazie all’impegno, alla dedizione, alla passione e al grande amore per questo lavoro.

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